E' stata una domenica alquanto impegnativa. Sto ancora cercando di mettere le idee a posto anche se vorrei evitare di pensarci troppo.
La comunione del bimbo è andata bene, stare in chiesa per un'ora è stato faticoso ma non impossibile. Il prete, naturalmente, si è fatto il giro della chiesa a spruzzare acqua santa alle fedeli pecorelle. Non so perchè ma la signora con cui mi sono fatta scudo per evitare il bagno mi ha guardata male per tutta la funzione.
Dopo la comunione e le foto di rito siamo andati a pranzo in un agriturismo. Bel posto e ottimo cibo. C'erano pure tantissimi animali che ho accarezzato con un po' di nostalgia.
Poi c'è stata la parte più difficile.
Io con E. parlo molto, sicuramente più di quanto facessi fino ad un paio di anni fa con chiunque. Mi fido di lui quindi gli racconto tutto quello che mi succede e che mi turba, anche se l'istinto mi dice di chiudermi in me stessa e spesso lo faccio.
Succede poi che lui vada a raccontare alcune cose ai suoi. Non per spettegolare, probabilmente sente un po' il peso dei miei problemi e parlarne con loro lo aiuta. E a me, in linea di massima, non da fastidio che si confidi coi suoi.
Il problema sorge nel momento in cui i suoi genitori raccontano tutto al resto della famiglia, nonni, zii, cugini...e poi io mi ritrovo, come ieri, ad essere seduta allo stesso tavolo con la sua famiglia e vedermi assillata dalle domande.
Ho passato un brutto quarto d'ora. Io cerco di evitare di rimuginare inutilmente sui problemi per non innervosirmi e rattristarmi ma se gli altri tirano fuori l'argomento continuamente non mi aiutano.
Lo so che non lo fanno con cattiveria, ma fa male comunque. In fondo immagino che siano curiosi di sapere il più possibile su di me. Mi vedono così bene assieme ad E. e poi vengono a sapere che tra qualche mese la mia famiglia si trasferirà definitivamente a migliaia di km di distanza. E così si chiedono, e lei che fa? E lo chiedono a me, direttamente senza troppi giri di parole. I suoi zii poi hanno voglia di andare a farsi un giro in sud america, quindi mi fanno continuamente domande. Suo zio si è pure inpuntato a mo' di sapientino sul fatto che secondo lui mia sorella non resisterà molto e tornerà in Italia. Purtroppo quando si sono messi a "torchiarmi" E. non c'era e mi son sentita circondata. Avevo voglia di alzarmi e andarmene. Sua nonna ha perfino detto "Beh, adesso manca solo la cresima del piccolo e poi la prossima festa sarà per le nozze...qualcuno si sposerà, chissà chi...[e si mettono tutti a guardarmi e a sorridermi]...allora EnY, tu che ne dici?"
Io: je je...beh, non so...mi tocherebbe vedere il prete un'altra volta...
Risata generale, chiuso il discorso, sospiro di sollievo.
La verità è che ormai ci vedono come una coppia fissa con un futuro assieme. Sperano tutti che rimarremo insieme, che ci sposeremo, ect...
Ci sono tante cose che mi han detto e che mi hanno lasciata un po' spiazzata e pensierosa. Sarà che mi aspetto sempre cattiverie dalla gente, ma con loro mi trovo sempre bene e la cosa mi sembra troppo bella per essere vera. Ho come paura di essere acceccata dal bisogno di affetto e comprensione tanto da non accorgermi di eventuali cattiverie sottointese. E. dice che i suoi mi adorano perchè in pratica ho restituito loro un figlio, io ho sempre paura che si rompano le palle di me.
Per chiudere in bellezza, ieri ho chiamato mio padre come ogni domenica. Stavolta non mi ha nemmeno chiesto come stavo, mi ha solo detto che lui non sta tanto bene ed è un po' preoccupato... poi mi ha detto di controllare il mio passaporto che dovrebbe stare per scadere e, con l'occasione mi ha chiesto di nuovo che cosa avevo intenzione di fare quando loro se ne andranno.
Gli ho ribadito che non tornerò con loro, che voglio rimanere un po' per conto mio e che poi probabilmente li raggiungerò (se vedrà quando e per quanto). Al che mi ha risposto che in questo caso lascerà mia madre con me. Gli ho ripetuto che ho bisogno di stare da sola quindi non ha senso che mia madre rimanga qui. La sua risposta è stata " ma come puoi pretendere che ti lasci li da sola, tu sei una irresponsabile non posso lasciarti li mentre noi siamo così tanto distante."
L'ho ringraziato per la fiducia che ha in me, lui mi ha detto qualche altra cattiveria delle solite (uomo monotono e prevedibile) dopodichè la providenza ha ben pensato di far cadere la linea prima che lo mandassi sentitamente a quel paese. Quanta pazienza...
Ora vado a bruciare qualche documento, dato che il capo ha ben pensato di bloccarce il riscaldamento su tutto l'ufficio (tranne nel suo, ovviamente).